Il congresso europeo di urologia – EUA European Association of Urology – è sempre un momento di grandi incontri e occasioni per noi medici. Una volta all’anno i più noti esperti del settore presentano i loro studi e le innovazioni più recenti e interessanti. Si discute delle principali tematiche urologiche, confrontandosi sulle scelte di tecniche diagnostiche e terapeutiche da utilizzare e proporre ai nostri pazienti. Argomento principe di EUA 2018 – che si è svolto nella fredda Copenhagen dal 16 al 20 marzo – è stato il costante e inesorabile invecchiamento della popolazione che ci porta, sempre più spesso, di fronte alla necessità di operare pazienti ultra ottantenni, o anche più giovani, ma con multiple comorbidità (vale a dire, la coesistenza di più patologie diverse in uno stesso individuo) che un tempo sarebbero stati definiti “inoperabili”.
Non è, infatti, più possibile prescindere da diagnosi precoci, accurate e mirate e dalla gestione delle malattie in maniera “sartoriale”, cioè cucita addosso ad ogni singolo paziente in maniera precisa. Basti pensare al trattamento della calcolosi urinaria o dell’ipertrofia prostatica benigna per le quali, fino ad un decennio fa, si dovevano eseguire estese incisioni, mentre oggi siamo in grado di inserire piccole fibre laser attraverso le vie naturali del corpo, risolvendo quasi tutte le situazioni senza lasciare nemmeno una cicatrice.
Nel caso della diagnosi del tumore della prostata, ad esempio, oggi insieme al PSA possiamo avvalerci di altri strumenti estremamente validi come la risonanza magnetica multiparametrica o la biopsia mirata. Il trattamento di questi tumori è sempre più mini invasivo, cioè avviene mediante strumenti miniaturizzati e/o movimentati da robot che operano attraverso dei piccolissimi fori sulla pancia.
 Si sta, piano piano, consolidando anche la cosiddetta terapia focale, che prevede il trattamento solo di parte della prostata, venendo meno la necessità di asportarla completamente. Addirittura in alcuni casi, certe neoplasie possono essere controllate nel tempo senza mai rendersi necessario l’intervento chirurgico.
Gli importanti passi avanti compiuti in ambito anestesiologico e internistico ci permettono, oggi, di compiere con successo interventi anche su pazienti molto anziani.
Moltissime persone con più di 70 anni presentano una cosiddetta “età biologica” molto più bassa e hanno un’aspettativa di vita che può tranquillamente superare i 15 anni. Ogni paziente è diverso dall’altro e compito del medico è quello di creare un modello di gestione per ciascuno di essi che gli calzi a pennello, sempre nel rispetto di quelle che sono le possibili alternative dimostrate scientificamente. La gestione moderna e costantemente aggiornata delle patologie urologiche, associata ad una tecnologia mini invasiva e ad un approccio multidisciplinare, rendono oggi possibile il trattamento di praticamente tutte le problematiche in qualunque tipologia di soggetto e a qualunque età.
Chissà cosa ci riserva il futuro? Forse tante malattie oggi preoccupanti non necessiteranno neanche più di essere trattate chirurgicamente…