“In Italia nel 2017 sono stati quasi 18 mila gli interventi di chirurgia robotica in ambito urologico, soprattutto per la cura dei tumori della prostata e della vescica, con un incremento, sempre costante, dell’83% a partire dal 2006, e del 14% rispetto al 2016”, si legge in un recente articolo pubblicato sul giornale online healthdesk.it. Dati che fotografano un’Italia che ha fatto, quindi, enormi progressi da questo punto di vista ed è, oggi, uno dei paesi leader a lievllo europeo per numero di procedure robotiche.

Del resto, che la robotica rappresenti la chirurgia del futuro ve lo avevamo già raccontato in un recente articolo pubblicato sul nostro blog, nel quale il prof. Maurizio Buscarini – Direttore della UOC di Urologia della casa di cura Villa Betania – faceva il punto proprio sul rapporto tra urologia e chirurgia robotica e sul suo utilizzo da parte del team di Roma Urologia, presso Villa Betania.

Cosa significa, quindi, chirurgia robotica?

Si tratta, in sostanza, dell’ultima evoluzione della chirurgia mininvasiva, in cui il chirurgo non opera con le proprie mani ma manovrando un robot a distanza ravvicinata, seduto ad una console computerizzata posta all’interno della sala operatoria. Ma non lasciatevi ingannare; a guidare il robot è sempre e comunque l’esperienza del chirurgo, la sua competenza medica e specialistica.

In realtà quando si parla di chirurgia robotica si fa riferimento ad uno specifico macchinario: “Ad oggi, il sistema robotico da Vinci, diffuso in tutto il mondo, è giunto già alla quarta generazione ed è l’unica tecnologia disponibile per accedere ad una reale chirurgia robotica. Altre tecnologie sono, infatti, solo in fase di sperimentazione”, si legge sul sito di AB Medica che distribuisce il robot da Vinci in Italia.

Entrando nello specifico, la chirurgia robotica può essere utilizzata, in genere, per trattare quasi tutte le patologie urologiche, siano esse maligne (come i tumori dell’apparto urinario cioè rene, vescica e prostata) o benigne (quali asportazioni di cisti renali o ricostruzioni delle stenosi del giunto pielo-ureterale). In linea di massima, la chirurgia robotica non ha specifiche controindicazioni; potrebbe essere utilizzata su tutti i pazienti, con il solo limite economico del costo di questi interventi.

Ma quali sono i vantaggi della chirurgia robotica?

Sono molteplici, sia per il medico che esegue l’intervento che per il paziente.

Visione aumentata: grazie al robot, il chirurgo ha una visione in 3D con ingrandimento fino a 10 volte, assicurando una chiarezza dei dettagli nettamente superiore alla tecnica laparoscopica; in questo modo si facilita l’accesso ad anatomie “difficoltose”; si eliminano il tremore fisiologico delle mani del chirurgo o i movimenti involontari; si assicura una maggiore precisione nelle procedure su strutture delicate come, ad esempio, i nervi dell’erezione, lo sfintere della continenza urinaria ed i vasi sanguigni.

Miglioramento estetico delle cicatrici: le incisioni cutanee sono nettamente più piccole: rispetto a quella di 15-20 cm sull’addome tipica della chirurgia a cielo aperto, la chirurgia robotica prevede, invece, delle piccolissime incisioni, in genere 5 o 6, di massimo 10 mm; l’ultima frontiera della robotica va ancora oltre con la cosiddetta single port, vale a dire un unico foro nell’ombelico attraverso il quale il robot consente al chirurgo di guidare i diversi strumenti.

Minimo dolore, breve ospedalizzazione e rapido recupero: il dolore post operatorio è, quindi, ridotto come, del resto, i tempi di degenza, quelli di recupero e le perdite di ematiche. In sostanza, il ritorno alla normalità è davvero rapido.

 

Leggi anche <<Il futuro della chirurgia? E’ nelle mani dei robot>>

 

Diritto d’autore: hooyah808 / 123RF Archivio Fotografico