La protesi peniena: una terapia moderna nei candidati selezionati accuratamente

 

 

Nelle giuste mani la protesi peniena è una terapia che permette un elevato grado di soddisfazione sia per la partner che per il soggetto affetto da grave deficit erettile, che altrimenti non avrebbe altre possibilità per recuperare una vita sessuale pienamente appagante. E’ importante considerare un appropriato counselling preoperatorio, mirante anche al coinvolgimento della partner, e far riferimento a specialisti dedicati alla Andrologia, ed in particolare alla chirurgia protesica.

 

Nel nostro centro trovano indicazione tutti i casi di perdita della funzione erettile successivi a chirurgia oncologica e a malattie cronico-degenerative come il diabete o l’ipertensione. Ogni paziente viene valutato in maniera molto approfondita e dopo un trial di terapia medica si comincia a discutere la possibilità di impianto di protesi peniena

 

Le biotecnologie hanno recentemente fatto importanti passi in avanti nell’area della protesica peniena, affrontando importanti aspetti dei modelli idraulici, che descriviamo di seguito:

 

 Praticità: Mentre fino poco tempo fa per ripristinare lo “stato di riposo” del pene dopo un rapporto era necessario comprimere a lungo il dispositivo di controllo posto dentro lo scroto, i nuovi modelli delle due ditte leader, AMS e Coloplast, prevedono una singola compressione del suddetto dispositivo. Questa soluzione rende quindi ulteriormente più naturale la sessualità di chi utilizza la protesi.

 

– Sicurezza: Dal 2001-2002 i moderni modelli di protesi idrauliche hanno adottato strategie finalizzate a ridurre ulteriormente il già basso rischio di infezione postoperatoria. Il modello AMS ha la propria superficie esterna impregnata con antibiotico, poi gradualmente rilasciato nei tessuti. Il modello Coloplast è dotato di superficie assorbente, per cui nel corso dell’intervento, prima dell’inserimento, la protesi viene immersa in soluzione antibiotica, e dopo l’inserimento si avrà un rilascio dell’antibiotico nei tessuti del pene.

 

In entrambi i casi la già esigua percentuale di rischio infettivo è ulteriormente diminuita.

 

Va comunque enfatizzato che la chirurgia di inserimento di protesi peniena è un intervento caratterizzato da molti importanti dettagli, per cui è importante fare riferimento a specialisti dedicati alla Andrologia ed in particolare alla chirurgia protesica, che operino in strutture idonee.

 

 

 

Terapia chirurgica della Disfunzione Erettile (protesi peniena)

 

Le principali indicazioni alla terapia chirurgica con l’impianto di una protesi peniena sono rappresentate dalla mancata risposta dei pazienti alla farmacoterapia orale e/o iniettiva e da quella categoria di pazienti che predilige una soluzione definitiva del problema (per motivi di età, di frequenza di rapporti sessuali, etc.). Altre indicazioni al trattamento chirurgico sono date da quei casi in cui alla Disfunzione Erettile si associano patologie caratterizzate da curvature del pene (Induratio Penis Plastica), da fibrosi dei corpi cavernosi e da retrazioni cicatriziali di varia eziologia.ù

 

Struttura della Protesi

 

Tutte le protesi peniene oggi in commercio sono costituite da una coppia di cilindri di materiale sintetico che vengono posizionati all’interno dei corpi cavernosi al fine di fornire al pene una rigidità similare a quella fisiologica e comunque sufficiente alla penetrazione. Le cosiddette protesi idrauliche sono costituite da cilindri di consistenza morbida collegati appunto ad un circuito idraulico; in condizioni di flaccidità i cilindri sono vuoti, quando invece si desidera un’erezione vengono gonfiati con il liquido del circuito idraulico che viene richiamato mediante un attivatore posto nello scroto e facilmente azionabile dall’esterno.

Caratteristica importante delle protesi peniene è quella che tutte le componenti sono posizionate all’interno del corpo e pertanto, dopo l’intervento chirurgico, resta visibile solamente una piccola cicatrice.

 

Le protesi peniene si dividono in protesi non idrauliche e protesi idrauliche:

Protesi non idrauliche

 

Sono di due categorie: soffici costituite da cilindri di silicone che forniscono direttamente al pene un certo grado di resistenza assiale utile alla penetrazione, e semirigide/malleabili caratterizzate dalla presenza, all’interno di ogni cilindro di silicone, di un’anima con spiccate proprietà malleabili che fornisce al sistema rigidità durante la penetrazione ed allo stesso tempo flessibilità laterale in condizioni normali.

I vantaggi di tali dispositivi sono rappresentati dal minor costo, dalla maggiore semplicità dell’intervento chirurgico, dall’assenza di rotture meccaniche e dalla facilità di utilizzo; il principale svantaggio, invece, è dato dal disagio del paziente in particolari situazioni.

 

Le protesi idrauliche

 

Appartengono a due categorie a seconda del numero di elementi che le compongono: le tricomponenti costituite da cilindri, attivatore e serbatoio e le bicomponenti formate da cilindri ed un sistema integrato attivatore-serbatoio.

Il principale vantaggio di tali dispositivi è rappresentato dalla buona simulazione delle condizioni di flaccidità e di erezione, mentre gli svantaggi sono dati dai costi più elevati, dalla maggiore complessità dell’intervento, dalla maggiore frequenza di guasti meccanici e dalla necessità di una discreta manualità da parte del paziente per l’attivazione.

I cilindri protesici sono disponibili in diversi diametri e lunghezze; la lunghezza della protesi deve coincidere con quella dei corpi cavernosi misurata durante l’intervento chirurgico dopo dilatazione e aggiungendo all’estremo posteriore del cilindro dei “tip extender” di varia lunghezza.

L’intervento di Impianto della Protesi

 

L’intervento di posizionamento di protesi peniena si può eseguire utilizzando due accessi chirurgici: quello infrapubico e quello peno-scrotale.

Il primo offre il vantaggio di poter posizionare il serbatoio sotto visione diretta e lo svantaggio di un posizionamento dell’attivatore più complesso, il secondo, al contrario, consente una visualizzazione diretta del posizionamento dell’attivatore ma richiede un collocamento non sotto visione del serbatoio nello spazio retropubico, problema questo di maggiore rilevanza in pazienti già sottoposti a chirurgia pelvica maggiore.

A prescindere dal tipo di accesso e di protesi da impiantare, l’intervento riconosce alcune fasi comuni che comprendono l’esposizione dell’albuginea del corpo cavernoso, la sua incisione (corporotomia), la dilatazione progressiva delle cavità all’interno dei corpi cavernosi, la misurazione della lunghezza di tali cavità, il posizionamento dei cilindri protesici e la sutura delle corporotomie. 

In caso di impianti idraulici è necessario anche posizionare l’attivatore in una tasca scrotale ricavata profondamente al dartos medialmente ai testicoli e, nel caso di impianti tricomponenti, procedere al posizionamento del serbatoio in addome, solitamente secondo la tecnica cosiddetta di Wilson all’interno dello spazio sottoperitoneale della pelvi, lateralmente alla vescica.

Il paziente viene di norma dimesso il giorno successivo e, dopo qualche giorno, può riprendere le normali attività, mentre la ripresa dell’attività sessuale è prevista dopo circa 60 giorni.      

L’impianto protesico presenta un’alta percentuale di soddisfazione pari a circa il 92-100% nei pazienti ed al 91-95% nelle partner. 

Le due principali complicanze legate all’impianto di protesi peniena sono l’infezione e la rottura meccanica. Un’attenta tecnica chirurgica con adeguata profilassi antibiotica contro batteri sia Gram + che Gram – può ridurre la percentuale di infezione al 2-3%, percentuale che si riduce ulteriormente all’1-2% con l’utilizzo di protesi idrofile o impregnate di antibiotico.

 

Da quando ho iniziato a dirigere l’Urologia del Campus Biomedico, nel 2008, ho avuto la fortuna di introdurre la moderna terapia della calcolosi urinaria e soprattutto a portare l’uso del laser ad olmio e dell’ureteroscopia con strumento flessibile per la frammentazione endoscopica dei calcoli ureterali e renali. In poche settimane, la divisione ha così colmato un gap di 20 anni in questo campo. In questi anni abbiamo effettuato oltre 250 interventi endoscopici, percutanei e anche in laparoscopia e a cielo aperto, imponendoci come uno dei centri più all’avanguardia per la cura della calcolosi sul territorio. Attualmente, i nostri giovani medici, finiscono la nostra specializzazione con un ottima conoscenza anche pratica delle più moderne tecniche di endourologia (MB)

Maurizio Buscarini

PROF. MAURIZIO BUSCARINI

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