Terapia chirurgica: come asportare il tumore e salvare il rene

 

Alla diagnosi, l’intervento chirurgico rappresenta ancora oggi il solo approccio curativo in senso definitivo. La chemio- o la radioterapia, invece, non hanno mai dato risultati particolarmente soddisfacenti. Con l’avvento delle terapie a bersaglio molecolari (il cui meccanismo d’azione è sostanzialmente anti-angiogenico-che inibisce la crescita dei vasi sanguigni tumorali) si è registrato un cambio di rotta, sia per la sopravvivenza del paziente, sia per la sua qualità di vita, quando utilizzate in associazione all’intervento chirurgico.

L’intervento chirurgico per tumore del rene non prevede necessariamente l’asportazione del rene in blocco. E’ importante, per tale motivo, affidarsi ad un urologo che abbia l’esperienza necessaria per poter decidere se si possa o meno “salvare” l’organo. È possibile condurre una vita assolutamente normale anche con un rene solo in quanto l’organo residuo è in grado di svolgere la funzione che condivideva con il rene malato.

Tuttavia, l’asportazione di un rene è pur sempre un intervento importante, ed è per questo che deve essere affrontato nelle migliori condizioni fisiche. A seconda della classificazione (stadio TNM), ossia l’estensione del tumore a livello locale e non, si può optare per una Nefrectomia (asportazione del rene e della capsula adiposa che lo circonda), Nefrectomia parziale, Tumorectomia.

Fino a qualche anno fa si praticava l’intervento “a cielo aperto” che prevedeva un’incisione tra le coste più vicine al tumore o un’incisione sull’addome dallo sterno al pube, l’asportazione del rene ed eventualmente la rimozione di alcuni o tutti i linfonodi adiacenti al rene. Si tratta di un intervento radicale che si associa però ad una convalescenza lunga, un  elevato dolore post-operatorio, ed a cicatrici visibili nel tempo.

Proprio per questo motivo, ha ormai preso piede in molti centri, tra cui a Villa Betania, la chirurgia mini-invasiva, Laparoscopica e/o Robotica, che a parità di risultati oncologici si associa ad una convalescenza in ospedale di sole 24-48 ore, ottimo controllo del dolore, ha il grosso vantaggio di lasciare una cicatrice molto piccola, tempi di recupero più brevi.

Si basa sull’uso del laparoscopio, un tubo sottile dotato a un’estremità di una lente e di una sorgente luminosa e all’altra di lente d’ingrandimento. Il chirurgo introduce il laparoscopio nell’addome attraverso una piccola incisione. Di solito si praticano tre tagli molto piccoli e uno un po’ più grande, attraverso il quale si asporta il rene (figura sopra).

Da quando ho iniziato a dirigere l’Urologia del Campus Biomedico, nel 2008, ho avuto la fortuna di introdurre la moderna terapia della calcolosi urinaria e soprattutto a portare l’uso del laser ad olmio e dell’ureteroscopia con strumento flessibile per la frammentazione endoscopica dei calcoli ureterali e renali. In poche settimane, la divisione ha così colmato un gap di 20 anni in questo campo. In questi anni abbiamo effettuato oltre 250 interventi endoscopici, percutanei e anche in laparoscopia e a cielo aperto, imponendoci come uno dei centri più all’avanguardia per la cura della calcolosi sul territorio. Attualmente, i nostri giovani medici, finiscono la nostra specializzazione con un ottima conoscenza anche pratica delle più moderne tecniche di endourologia (MB)

Maurizio Buscarini

PROF. MAURIZIO BUSCARINI

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