I tumori renali maligni rappresentano il 3% di tutti i cancri nell’uomo e l’adenocarcinoma del rene, o carcinoma a cellule renali, costituisce circa l’85-90% di tutti i tumori renali. Ilsuo sviluppo e le manifestazioni cliniche possono essere “capricciose”. Nel 30% dei pazienti con questa neoplasia la diagnosi viene posta in base a sintomi e segni non urologici. Il tumore del rene colpisce in Italia circa 8.500 persone ogni anno. Non si conoscono esattamente le cause che lo originano ma, grazie ai nuovi strumenti diagnostici, è possibile individuarlo ed intervenire precocemente. Se fino a pochi anni fa era ritenuto quasi incurabile, oggi, grazie alle nuove terapie, sono sempre più i pazienti che riescono a sconfiggerlo.

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Questa neoplasia può essere asintomatica fino ad un momento relativamente tardivo della sua storia naturale; alla diagnosi circa un quarto dei malati hanno metastasi evidenti, ed un 30% ha micrometastasi occulte. Tra i tumori, di fatti, è uno dei più imprevedibili. Può impiegare anche decenni per svilupparsi, rimanere silente, non produrre sintomi. In altri casi invece la sua crescita è rapida ed aggressiva.

E’ al terzo posto tra i tumori urologici (dietro il tumore della prostata e della vescica); colpisce più il sesso maschile rispetto a quello femminile con un rapporto di 2-3:1, l’età più colpita è compresa fra i 50-60 anni (età media 57 anni). Ogni anno vengono diagnosticati circa 26.500 nuovi casi e vi sono 10.700 decessi per questa causa (dati relativi all’anno ‘97). L’incidenza dell’adenocarcinoma renale è maggiore in ambiente urbano rispetto a quello rurale. Sebbene rari, sono stati descritti casi familiari di carcinoma renale, anche se l’esistenza di un gene con suscettibilità alla neoplasia è stata ipotizzata ma non ancora dimostrata. Il fattore genetico è stato supposto in quanto questo tumore è stato trovato in associazione con la malattia di von Hippel-Lindau, (alterazione autosomica dominante caratterizzata dallo sviluppo di tumori multipli del Sistema Nervoso Centrale, feocromocitoma e carcinomi a cellule renali bilaterali); infatti, in circa un terzo dei pazienti con tale patologia si sviluppa l’adenocarcinoma renale. Questa neoplasia in associazione con tale malattia spesso è bilaterale e plurifocale. L’eziologia del tumore renale prevede oltre al fattore genetico anche il fattore endocrino. Oltre a tutto ciò, ritroviamo fra i fattori di rischio: il fumo di sigaretta, l’obesità, diete ricche di grassi animali e di colesterolo, l’uso eccessivo di analgesici contenenti fenacetina, la malattia renale policistica dell’adulto, l’esposizione professionale ad asbesto, cadmio, prodotti petroliferi e per la concia del cuoio.

Proprio per l’eziologia multifattoriale di questa forma di cancro, peraltro non troppo chiara, purtroppo non si può parlare di prevenzione.

Da quando ho iniziato a dirigere l’Urologia del Campus Biomedico, nel 2008, ho avuto la fortuna di introdurre la moderna terapia della calcolosi urinaria e soprattutto a portare l’uso del laser ad olmio e dell’ureteroscopia con strumento flessibile per la frammentazione endoscopica dei calcoli ureterali e renali. In poche settimane, la divisione ha così colmato un gap di 20 anni in questo campo. In questi anni abbiamo effettuato oltre 250 interventi endoscopici, percutanei e anche in laparoscopia e a cielo aperto, imponendoci come uno dei centri più all’avanguardia per la cura della calcolosi sul territorio. Attualmente, i nostri giovani medici, finiscono la nostra specializzazione con un ottima conoscenza anche pratica delle più moderne tecniche di endourologia (MB) Maurizio Buscarini

PROF. MAURIZIO BUSCARINI

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