L’urolitiasi, o calcolosi urinaria, è una patologia benigna estremamente frequente nella popolazione italiana: basti pensare che circa 1 italiano su 10 soffre, in genere, durante la propria vita di una colica renale, e circa 1 paziente su 2 ha un secondo episodio. Obiettivo dell’urologo è, dunque, non soltanto quello di trattare nel miglior modo possibile la prima colica renale ma, soprattutto, di metter in atto tutte le strategie possibili per evitare ulteriori episodi dolorosi.

Esiste, però, una categoria di pazienti cosiddetta “a basso rischio”; sono definiti così quelli che hanno una bassa probabilità di sviluppare un calcolo in futuro e che devono, dunque, mettere in atto alcune semplici norme preventive generali per evitare che ciò accada. Ecco, allora, alcuni comportamenti quotidiani che possono aiutare a prevenire la formazione di calcoli urinari:

  1. bere almeno 2,5-3 litri di acqua al giorno, adeguatamente distribuiti nel corso della giornata. E’ consigliabile portare sempre con sé una bottiglietta d’acqua da poter riempire all’occorrenza;
  2. consumare una dieta bilanciata con una giusta quantità di frutta e verdura. Questi alimenti favoriscono, infatti, l’aumento del pH urinario che, a sua volta, può evitare la cristallizzazione dei calcoli;
  3. limitare l’assunzione di sodio (presente in grandi quantità nel sale e nel prosciutto), un’accortezza che risulta, inoltre, utile nel prevenire l’ipertensione arteriosa;
  4. limitare il consumo di proteine animali (carni rosse, uova, formaggi);
  5. praticare una regolare attività fisica, evitando uno stile di vita sedentario e l’obesità. Questa condizione può determinare, infatti, un maggior rischio di coliche renali;
  6. non lasciarsi sopraffare dalla convinzione che l’acqua del rubinetto, in particolare quella presente nelle case di Roma, sia dannosa per chi soffre di urolitiasi e favorisca la formazioni di calcoli renali; è comunque bene, quando possibile, scegliere un’acqua a basso contenuto di sodio.

Chi sono i pazienti a basso rischio?

Sono quei pazienti che:

  • non hanno familiarità con la calcolosi;
  • non hanno alterazioni del metabolismo del calcio;
  • non hanno sindromi genetiche come, ad esempio, l’ipercistinuria (malattia ereditaria del metabolismo caratterizzata da abbondante eliminazione urinaria di cistina e, frequentemente, da calcolosi renale);
  • non hanno elevati acidi urici.

Come si evince tutto questo? Attraverso le analisi del sangue e uno studio metabolico ad hoc, che serve proprio ad individuare quelle eventuali alterazioni metaboliche che predispongono alla formazione dei calcoli.

 

 

Diritto d’autore: sifotography / 123RF Archivio Fotografico