Cinque giorni dopo un importante intervento di asportazione e ricostruzione della vescica con tecnica robotica viene dimessa dal reparto di urologia, qui a Villa Betania, la nostra paziente. Ha subito, in gergo, una cistectomia radicale, uno dei trattamenti chirurgici previsti in caso di tumore della vescica particolarmente aggressivo ed esteso. Non si è trattato, però, di una cistectomia, per così dire, tradizionale ma robotica; un intervento che viene effettuato ancora in pochissimi centri proprio perché richiede competenze elevatissime da parte del chirurgo e della sua équipe, oltre ad un macchinario specifico, altamente tecnologico.

In questo caso poi i nostri chirurghi sono riusciti, senza tagli ma solo con piccole incisioni, sfruttando le potenzialità del robot, a ricostruire la vescica in posizione originale risparmiando tutte le funzioni riproduttive in questa giovane paziente e, soprattutto, a rispettarne completamente l’immagine corporea. La robotica rappresenta sicuramente la nuova frontiera della chirurgia urologica, anche per contrastare l’insidioso tumore della vescica.

Tumore della vescica: numeri e trattamenti

È tra i tumori più frequentemente diagnosticati nella popolazione italiana, il quinto dopo quello della mammella, del colon-retto, del polmone e della prostata; il tumore della vescica rappresenta circa il 70% delle forme tumorali a carico dell’apparato urinario, eppure in pochi sembrano conoscere questa neoplasia che colpisce la vescica ma che ha, inaspettatamente, il suo primo fattore di rischio nel fumo.

Esistono, tuttavia, altri fattori di rischio, tra cui la continua esposizione ad ammine aromatiche e nitrosammine (sostanze tossiche diffuse nelle industrie tessili e manifatturiere), una dieta eccessivamente ricca di grassi e, infine, una possibile componente genetica.

L’efficacia del trattamento del tumore della vescica è dato dalla somma di molti fattori, tra cui il tipo e lo stadio del tumore, insieme all’età e allo stato di salute del paziente. Oltre alla radioterapia e alla chemioterapia, sono diversi i casi in cui il tumore della vescica viene trattato con un intervento chirurgico.

La chirurgia del tumore della vescica può prevedere infatti:

  • l’asportazione del tumore dalla parete vescicale attraverso la cosiddetta TURV o resezione transuretrale della vescica;
  • l’asportazione dell’intera vescica e la sua ricostruzione (cistectomia radicale).

Che cos’è la cistectomia radicale?

È l’intervento di chirurgia maggiore volto all’asportazione dell’intera vescica più la prostata e le vescicole seminali nell’uomo, l’utero e la parete anteriore della vagina nella donna. Questo intervento viene, in genere, effettuato per tumori infiltranti della vescica o per tumori refrattari alle terapie e alle chemioterapie endovescicali.

È un intervento importante e, come tale, comporta dei rischi. Prevede una parte demolitiva in cui si asportano gli organi e una successiva ricostruttiva molto complessa. In questa seconda fase il chirurgo deve ricostituire, utilizzando parte dell’intestino, un nuovo sacco continente (o reserservoir); questo sacco può essere (a seconda delle caratteristiche personali del paziente, della sua anatomia e dell’invasività del tumore) interno, in modo da ricostruire una via urinaria “naturale”, oppure posto all’esterno.

La differenza è abbastanza intuitiva. Con la ricostruzione cosiddetta ortotopica (cioè interna), il paziente ha un impatto con la sua nuova fisionomia praticamente nullo, proprio perché il chirurgo ha potuto posizionare la nuova “vescica” esattamente dov’era collocata quella originaria; nel caso, invece, della cosiddetta urostomia (o condotto Ilelale esterno), il paziente è costretto ad abituarsi ad una situazione del tutto nuova.

Come avviene, invece, un intervento di cistectomia radicale con la chirurgia robotica?

Mentre la cistectomia radicale prevede un lungo taglio sull’addome, generalmente da sotto lo sterno fino al pube, l’intervento di chirurgia robotica viene eseguito attraverso piccolissime incisioni: la chirurgia robotica può essere del resto definita come l’ultima evoluzione della chirurgia mini-invasiva, in cui il chirurgo non opera con le proprie mani ma manovrando un robot a distanza ravvicinata, seduto ad una console computerizzata posta all’interno della sala operatoria.

Questa dotazione tecnologica, unita alle competenze ultra-specialistiche del chirurgo, fa sì che l’intervento sia, per l’appunto, meno invasivo, con un minore impatto estetico, ridotto dolore post operatorio, minori perdite ematiche e, quindi, una degenza in genere davvero breve, proprio come nel caso sopra descritto.

A questi vantaggi bisogna sommare l’estrema precisione del robot che, regalando al chirurgo una visione aumentata, consente una maggiore accuratezza nelle procedure demolitive e ricostruttive e, allo stesso tempo, un più facile accesso ad anatomie piccolissime e difficoltose. Tutto questo si traduce in un ritorno più rapido per il paziente alla sua quotidianità.

 

Per saperne di più leggi anche:

<<Il Robot? Al servizio della chirurgia urologica>>

<<Tumore della vescica: stop al fumo di sigaretta>>

 

Fonte: Rapporto AIOM “I numeri del Cancro in Italia 2018”