La prostata è una ghiandola che fa parte dell’apparato uro-genitale maschile. È Possibile paragonarlo, a livello di dimensioni, alla grandezza di una castagna.

Questa piccola ghiandola si trova sotto la vescica, che la sovrasta, e il pene, che la segue.

In merito al suo funzionamento, anche se è difficile comprendere bene un qualcosa che è interno al nostro corpo e non possiamo vederlo né toccarlo.

Ha tre principali funzioni fisiologiche:

  • Funzione escretoria: la ghiandola prostatica produce buona parte del fluido spermatico.
  • Funzione eiaculatoria: la prostata, per composizione anatomica, incorpora, al suo interno, i dotti eiaculatori, che facilitano la riversione dello sperma nel canale uretrale, e da questo verso l’esterno.
  • Funzione urinaria: prostata e vescica sono contigue, e dal momento che l’uretra si trova esattamente al centro della ghiandola, il buon funzionamento dell’una, ne influenza inevitabilmente l’altra. Difatti, solo in condizioni di buon funzionamento di entrambe, l’urina raccolta in vescica, si riversa nel canale uretrale e scorre verso l’esterno senza dolori o impedimenti. Si sa, però, che con l’avanzare dell’età, la ghiandola prostatica tende ad allargarsi, in genere, non prima dei 60 anni. Quando la prostata si ingrossa, di conseguenza, si ha anche difficoltà nella minzione, poiché si verifica un restringimento dell’uretra.

 

PATOLOGIE PROSTATICHE PRINCIPALI

Le patologie che colpiscono la prostata hanno vari e diversi gradi di gravità, vediamo quali:

  • Iperplasia (o ipertrofia) prostatica benigna (BPH). Si tratta di un ingrossamento della ghiandola, condizione che può ostacolare l’atto della minzione, provocando dolori durante la minzione. Essendo benigna, può essere curata con i farmaci (Alfa bloccanti per rilassare la muscolatura della prostata o inibitori dell’alfa per abbassare i livelli di testosterone). Tutto ciò per migliorare la capacità di contrazione della ghiandola e rendere più facile il passaggio dell’urina.
  • Trattasi di un’infiammazione della ghiandola prostatica, dovuta a cause differenti, come l’insorgere di germi infettivi (chiamati tipicamente batteri). In questo caso, la via da seguire, è quella appunto antibiotica. Si tratta comunque di una patologia più comune negli uomini over 50, e tra i sintomi abbiamo:
  • Urine torbide e maleodoranti.
  • Tracce di sangue nelle urine (amaturia).
  • Dolore nella zona perineale (situata tra il retto e lo scroto).
  • Dolore durante l’eicaculazione.
  • Sensazione di non svuotamento completo della vescica post minzione.
  • Bruciore durante la minzione (disuria).

 

CANCRO DELLA PROSTATA

È la patologia più temibile tra quelle precedentemente citate, però, contrariamente al pensare comune, il carcinoma prostatico si può curare in maniera efficace, soprattutto se preso per tempo. Dal momento che lo stadio iniziale della patologia è quasi del tutto asintomatica, è necessario fare dei controlli preventivi, soprattutto dopo i 50 anni.

Vediamo quali sono i principali e più comuni sintomi di allarme:

  • Frequente stimolo ad urinare.
  • Incontinenza urinaria.
  • Disfunzione erettile.
  • Liquido seminale nelle urine o sangue.
  • Dolore nel basso ventre o nella zona lombare.
  • Scarso volume spermatico o dolore durante l’eiaculazione.

La principale cura per il cancro alla prostata è sicuramente la chirurgia, che prevede l’asportazione totale della ghiandola (prostatectomia) o parziale.

 

GLI ESAMI CONSIGLIATI DA FARE

  • PSA (Antigene prostatico specifico). Si tratta, nello specifico, di un esame del sangue che rileva i livelli di proteina prodotta dalla prostata. I parametri di riferimento vanno da 0,0 a 4.0 ng/ml (nanogrammi per millilitro di sangue) ma possono aumentare anche per diversi motivi.
  • PSA libero. Nel sangue, la proteina PSA, la troviamo sotto forma di composti, quindi legata, ad altre sostanze, pertanto non “libera”, se non in minime concentrazioni. In presenza di carcinoma maligno, i parametri scendono ancora di più. Quando quindi il PSA fornisce dati “sospetti”, ossia livelli alti della proteina del sangue, l’urologo prescrive anche il PSA libero, che verrà rapportato all’altro.
  • Esplorazione digito-rettale (DRE). Questo si verifica quando l’andrologo o l’urologo verificano manualmente le condizioni della prostata introducendo un dito dal retto. Questa pratica permette di scovare eventuali ingrossamenti o presenza di noduli.
  • Ecografia prostatica trans rettale. Si tratta di un esame prostatico inerente la valutazione morfologica della prostata. Viene infilata una sonda nel retto che emette ultrasuoni, che poi vengono riconvertiti in immagini statiche o dinamiche. A questa spesso si associa una biopsia della ghiandola prostatica, che consiste nel prelevare una piccola parte di tessuto (esame istologico) che ci permette di capire se una eventuale neoformazione sia di natura maligna.

 

FATTORI DI RISCHIO PER LA PROSTATA

  • Familiarità e genetica. Avere un padre, o un fratello che si sono ammalati di tumore alla prostata ci espone di più al rischio di averla ereditata.
  • Obesità.
  • Gli uomini di colore hanno forme di carcinoma prostatico non solo più aggressivo rispetto ai caucasici, ma è anche più frequente.
  • Età. Il rischio di avere patologie prostatiche, è un rischio che si corre soprattutto dopo i 50 anni.

I consigli che possiamo dare sono appunto quello di fare una dieta ricca di fibre e antiossidanti, mantenere il proprio peso forma costante nel tempo e fare attività fisica costante.

E per ultimo, ma non meno importante, praticare una sana e costante attività sessuale. Pare infatti che per gli uomini sopra i 50, avere almeno 20 eiaculazioni al mese, sia fondamentale per difendersi dal rischio di insorgenza del tumore alla prostata.

Il buon sesso è anche protetto, infatti, la gonorrea, malattia sessualmente trasmissibile, aumenta il rischio di sviluppare un carcinoma prostatico.

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