L’esame PSA: definizione e a chi è prescritto

L’esame del PSA (antigene prostatico specifico) è un test prescritto agli uomini per rilevare eventuali segni di un ingrossamento della prostata, indicando la presenza di possibili malattie relative alla ghiandola. Il tumore è fra queste, quella di entità più grave. Per PSA si intende quella proteina prodotta dalle cellule della ghiandola prostatica, dove risulta maggiormente presente.

Chi dovrebbe effettuare l’esame PSA?

E’ bene che l’esame venga effettuato una volta all’anno fra gli individui di età compresa fra i 50 ed i 70 anni, anche se non si avvertissero disturbi. Negli uomini di età inferiore ai 40 anni, il dosaggio del PSA viene prescritto nel caso unico in cui all’interno del nucleo familiare si fossero già riscontrati casi di tumore alla prostata.

Perché si effettua l’esame PSA?

Scopo primario dell’esame PSA è quello di misurare i livelli di questa proteina nel sangue. I risultati vengono espressi in ng/mL (nanogrammi di PSA per millilitro di sangue). In genere, i livelli ematici della molecola sono elevati negli uomini con carcinoma prostatico.

Tuttavia, non sempre è così, visto che vi sono ulteriori condizioni di natura benigna e quindi non cancerosa, in grado di portare all’aumento dei livelli. Queste sono l’ipertrofia prostatica benigna, nota anche come iperplasia, che comporta un ingrossamento della prostata, e le prostatiti che causano infiammazioni.

Allo stato attuale delle cose, per i motivi in questione, il test PSA non può essere più classificato come marcatore tumorale. Non a caso, l’esame PSA fa parte di quella categoria di indicatori inerenti alla salute della ghiandola prostatica, in quanto il PSA è soltanto un antigene tessuto-specifico che può essere prodotto anche se non si riscontrano forme tumorali. Tutto ciò, di fatto, può influire positivamente perfino sulle diagnosi e sul trattamento dei tumori non aggressivi.

Al momento, i dati empirici in grado di dimostrare che l’ipertrofia prostatica o la prostatite agevolino lo sviluppo del carcinoma prostatico non sono ancora sufficienti. Tuttavia, le probabilità che un individuo, che presenti una sola o entrambe le patologie, sviluppi anche il tumore risulta piuttosto elevata. A fronte di uno screening di massa della popolazione, comunque, i casi di numerosi tumori verrebbero diagnosticati in fase iniziale.

I valori di riferimento

Molti medici, anni addietro, erano dell’idea che il carcinoma prostatico poteva essere diagnosticato in un individuo che presentasse valori PSA superiori ai 4,0 ng/mL.
Tuttavia, ricerche più recenti hanno smentito questa tesi incentrata sul PSA alto, dimostrando che le forme tumorali possono essere riscontrate anche se l’individuo presenta livelli di PSA al di sotto della soglia di 4,0 ng/mL.
Sulla stessa falsariga di quanto gli studi dimostrano, anche numerosi individui con valori superiori a questa soglia, non è detto che presentino un cancro.

I fattori che possono causare oscillazioni dei valori sono vari: di frequente, è venuto fuori che i livelli aumentano nei casi di chirurgia prostatica, di prostatite, di biopsie e di infezioni che riguardano il tratto urinario.

Di converso, vi sono dei farmaci utilizzati per trattare l’ipertrofia prostatica benigna, come il dutasteride e il finasteride, che contribuiscono ad abbassare i livelli. Inoltre, il dosaggio del PSA può differire anche fra i laboratori.

Altro limite in questione è che la maggior parte delle ricerche recenti, volte a stabilire i criteri di normalità, ha avuto come campione di riferimento individui caucasici.

Sull’argomento, gli esperti in materia hanno opinioni divergenti: in linea di massima, comunque, se il livello di PSA riscontrato nell’uomo si rivela superiore alla soglia limite, vi sono gli estremi per asserire che sono più alte le probabilità che abbia sviluppato o che possa sviluppare un carcinoma prostatico. A seguito della rimozione chirurgica della prostata, è bene che i valori siano inferiori alla soglia di 0,2 ng/mL.

Nei 2 giorni antecedenti all’esame PSA è bene:

• evitare di eiaculare, prima della raccolta del campione, perché i dati potrebbero essere erroneamente associati a livelli di PSA aumentati

• far prelevare il campione prima dell’esplorazione rettale digitale da parte del medico, perché i valori potrebbero salire

• evitare sessioni di allenamento

Vantaggi

Se i risultati dell’esame PSA sono ottimali, il paziente può essere rassicurato. Anche se occorre precisare che anche se i valori rientrano nella norma, potrebbero celare forme tumorali più pericolose. Il dosaggio del PSA permette l’identificazione del cancro prostatico, se questo è ancora in uno stadio precoce. In queste casistiche, le probabilità di curarlo risulteranno maggiori.

Si tenga conto che il cancro alla ghiandola prostatica tende a progredire gradatamente nel corso degli anni. Quindi, non è escluso che il soggetto presenti una forma tumorale, nonostante l’assenza di sintomi.

Limitazioni

Vi sono tutta una serie di limiti in questo esame. I risultati possono essere fuorvianti, perché se i livelli sono elevati, non è poi detto che indichino in automatico l’esistenza di un cancro. In aggiunta a ciò, numerosi sono gli individui che conducono esistenze normali, nonostante un cancro prostatico.

Occorre poi tenere conto di fattori che aumentano o che diminuiscono il PSA. Ai primi appartengono l’ingrossamento, l’infiammazione e l’infezione della prostata. Ai secondi appartengono l’obesità e il ricorso a farmaci impiegati in dosaggi elevati per contrastare patologie urinarie o ancora l’ipertrofia prostatica benigna.

E se i valori sono alti?

Se i valori di PSA risultano elevati, il medico può invitare il paziente allo screening per il cancro prostatico, anche in assenza di sintomi. Eventualmente, è possibile ripetere il test.

Se, poi, il dato viene nuovamente confermato, il costante monitoraggio del diretto interessato non potrà che essere la logica conseguenza. Costui verrà sottoposto a visite e ad esami con intervalli di tempo regolari, al fine di tenere sotto controllo possibili cambiamenti imprevisti.

Nella circostanza in cui i livelli di PSA aumentassero o se nel corso dell’esplorazione rettale venisse rilevato un nodulo, saranno necessari accertamenti, volti ad identificare la causa del problema.
L’urinocoltura o il test delle urine vengono di solito prescritti per controllare l’eventuale presenza di infiammazioni in riferimento al tratto urinario. Ulteriori possibilità sono le radiografie, gli esami imaging, le cistoscopie e infine l’ecografia transrettale.

La biopsia verrà prescritta dal medico solo qualora quest’ultimo sospettasse un caso di cancro. Nel corso della procedura, vengono inseriti aghi sottili nella prostata, al fine di prelevare quanti più campioni possibili di tessuto prostatico. In seguito, gli aghi vengono rimossi. Tocca poi al patologo esaminare al microscopio i campioni di tessuto prelevati.

L’ecografia, che non viene mai effettuata da sola per diagnosticare un cancro prostatico, serve al medico per visualizzare la prostata quando viene eseguita la biopsia.

Come è possibile apportare miglioramenti all’esame PSA? Il parere della comunità scientifica

Intento primario della comunità scientifica è quello di migliorare l’esame PSA, in modo da permettere ai medici di distinguere in condizioni più agevoli i casi di cancri aggressivi da quelli benigni, oltre a facilitare il riconoscimento di quelli veloci e più letali da quelli a crescita lenta.

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