calcolosi

urinaria

Obiettivo dell’urologo è quello non soltanto di trattare nel miglior modo possibile la prima colica renale ma, soprattutto, di metter in atto tutte le strategie possibili per evitare ulteriori episodi dolorosi.

CALCOLOSI URINARIA

 

Obiettivo dell’urologo è quello non soltanto di trattare nel miglior modo possibile la prima colica renale ma, soprattutto, di metter in atto tutte le strategie possibili per evitare ulteriori episodi dolorosi.

 Che cos’è la calcolosi urinaria

La calcolosi urinaria, o urolitiasi, è una patologia benigna estremamente frequente nella popolazione italiana: basti pensare che circa 1 italiano su 10 soffre durante la propria vita di una colica renale e che circa 1 paziente su 2 riporta un secondo episodio. Obiettivo di noi urologi è, dunque, non soltanto quello di trattare nel miglior modo possibile la prima colica renale ma, soprattutto, di metter in atto tutte le strategie possibili per evitare ulteriori episodi dolorosi. I calcoli si formano quando alcuni composti presenti nell’urina in soluzione precipitano, formando cristalli. Ciò può dipendere da variazioni del grado di saturazione dell’urina stessa, da alterazioni del pH urinario o dalla riduzione di alcune sostanze che fisiologicamente inibiscono la cristallizzazione (in particolare citrato e magnesio).

I principali sintomi sono:

  • dolore di tipo colico al fianco che si irradia fino all’inguine;
  • disuria (difficoltà ad emettere urina durante la minzione) e pollachiuria (emissione con elevata frequenza di piccole quantità di urina);
  • ematuria (presenza di sangue nelle urina) macro e microscopica.

Quando il calcolo raggiunge la vescica si ha decompressione e il dolore sparisce.

I fattori responsabili della formazione dei calcoli si possono suddividere in tre categorie:

  • fattori organici: tutte le condizioni patologiche nelle quali il deflusso urinario è ostacolato, come le malformazioni delle vie urinarie (in particolare la stenosi del giunto pielo-utererale) o le ostruzioni acquisite (stenosi degli ureteri anche a seguito di interventi chirurgici);
  • fattori funzionali: come, ad esempio, l’iperparatiroidismo e numerose alterazioni del metabolismo di calcio, che hanno come effetto una aumentata concentrazione di queste sostanze nelle urine;
  • altri fattori: familiarità, alimentazione (scarso apporto di acqua e dieta ricca di proteine e sodio), alcuni farmaci.

Calcoli urinari: valutazione metabolica e prevenzione delle recidive

Poiché esistono diversi tipi di calcolosi urinaria, l’elemento chiave nello studio della predisposizione individuale a “formare” calcoli è l’analisi del calcolo stesso. Questo viene esaminato in laboratorio mediante tecnica spettrometrica ad infrarossi. Si esegue anche un esame delle urine, un’urinocoltura e dei prelievi del sangue di routine. Integrando i risultati dell’analisi di laboratorio con alcuni fattori di rischio conosciuti è possibile dividere i pazienti in due gruppi, ovvero a basso e ad alto rischio:

  • i pazienti a basso rischio sono quelli che hanno una bassa probabilità di sviluppare un calcolo in futuro: devono, dunque, mettere in atto alcune semplici norme preventive generali per evitare che ciò accada;
  • i pazienti ad alto rischio hanno, invece, maggiori probabilità di sviluppare futuri calcoli, i quali a loro volta potranno determinare ulteriori coliche e, se non trattati, generare danni permanenti ai reni. Per tale motivo l’esecuzione di uno studio metabolico specifico per caratterizzare questi pazienti riveste un ruolo cardinale nella pratica clinica urologica. Per eseguire lo studio metabolico, se il calcolo è già stato analizzato, è sufficiente raccogliere dei campioni delle urine delle 24 ore ed eseguire un prelievo venoso; in questo modo è possibile studiare il metabolismo di diversi oligoelementi come il calcio, i fosfati, gli ossalati, ecc. Dopo aver caratterizzato il disordine del paziente, verrà impostata una terapia dietetica e farmacologica volta a correggere il disturbo.

 Trattamento endoscopico mini-invasivo

L’ureteroscopia è una manovra endourologica (ovvero l‘insieme delle tecniche utilizzate in chirurgia mini-invasiva in urologia) che viene eseguita a scopo diagnostico e/o terapeutico per alcune malattie dell’uretere o della via escretrice intrarenale.

La malattia che più frequentemente viene trattata con questa metodica è la calcolosi ureterale, con minore frequenza possono essere trattate (o diagnosticate) anche altre patologie (es: stenosi ureterali, tumori della via escretrice, calcoli renali, corpi estranei risaliti,etc). L’ureteroscopia viene condotta utilizzando uno strumento a fibre ottiche di pochi millimetri di diametro (2-3mm) che, passando attraverso le vie naturali dell’urina, viene introdotto nell’uretere e fatto risalire nello stesso. Tale strumento è dotato di un sistema ottico, collegabile con una telecamera, che consente di esplorare l’uretere visualizzando eventuali malattie e di un canale attraverso il quale si possono introdurre strumenti (es. pinze, sonde laser, cestelli-basket, etc) che consentono manovre operative all’interno dell’uretere stesso. Questo intervento, nella maggioranza dei casi, viene condotto in un tempo che varia tra i 15 e i 60 minuti, anche se in casi particolarmente complessi la durata può essere maggiore. Nel trattamento della calcolosi ureterale l’ureteroscopia consente, in più del 95% dei casi, di risolvere con successo il problema in una sola seduta. I pazienti vengono dimessi dopo poche ore.

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