chirurgia laparoscopica

e robotica

 

 

Le ultime evoluzioni della chirurgia mini-invasiva: la chirurgia laparoscopica e la chirurgia robotica, che consentono di trattare alcune patologie con una chirurgia più “dolce”, con vantaggi in termini di tempi di ripresa, dolore e precisione.

CHIRURGIA LAPAROSCOPICA E ROBOTICA

 

Le ultime evoluzioni della chirurgia mini-invasiva: la chirurgia laparoscopica e la chirurgia robotica, che consentono di trattare alcune patologie con una chirurgia più “dolce”, con vantaggi in termini di tempi di ripresa, dolore e precisione.

 Terapie mini-invasive: chirurgia laparoscopica e robotica

La divisione di Roma Urologia – grazie agli investimenti del Gruppo Giomi – dispone di strumentazione altamente tecnologica sia per la chirurgia robotica, con l’avanzatissimo robot da Vinci, sia per la chirurgia mini-invasiva.

Con il termine terapie mini-invasive intendiamo quelle nuove procedure che ci permettono di trattare varie condizioni patologiche attraverso una chirurgia più “dolce”, che risparmi ai pazienti lunghi e debilitanti interventi in sala operatoria.

Rientrano nella categoria delle terapie mini-invasive:

  • il trattamento endoscopico dei calcoli renali per via retrograda (attraverso la via naturale dell’urina) e percutanea (attraverso un foro praticato sul fianco);
  • il trattamento endoscopico della patologia prostatica benigna;
  • la chirurgia laparoscopica che è quella chirurgia in cui replichiamo gli interventi “a cielo aperto” attraverso piccole aperture cutanee in cui entrano strumenti miniaturizzati. Rientra in questa categoria la gran parte dei trattamenti per patologie renali benigne e maligne, così come quelle dei surreni e di gran parte delle patologie chirurgiche urologiche;
  • la chirurgia protesica per la disfunzione erettile e quella per l’incontinenza maschile e femminile. Anche in questi casi si tratta di interventi che prevedono una degenza post-operatoria di 24-36 ore;
  • la chirurgia robotica.

 L’ultima frontiera della chirurgia: la robotica

Sono stati circa 18 mila gli interventi di chirurgia robotica, quasi 12 mila in ambito urologico (soprattutto per la cura del tumore della prostata ma anche rene e vescica) in Italia nel 2017, con un incremento, sempre costante, dell’83% a partire dal 2006, e del 14% rispetto al 2016: dati che fotografano un’Italia che ha fatto, quindi, enormi progressi da questo punto di vista ed è, oggi, uno dei paesi leader a livello europeo per numero di procedure robotiche.

La chirurgia robotica è l’ultima evoluzione della chirurgia mini-invasiva, in cui il chirurgo non opera con le proprie mani ma manovrando un robot a distanza ravvicinata, seduto ad una console computerizzata posta all’interno della sala operatoria. Ma anche per manovrare un robot sono necessarie le competenze specifiche e l’esperienza tecnica del nostro team.

La chirurgia robotica può essere utilizzata, in genere, per trattare quasi tutte le patologie urologiche, siano esse maligne (come i tumori dell’apparto urinario cioè rene, vescica e prostata) o benigne (quali asportazioni di cisti renali o ricostruzioni delle stenosi del giunto pielo-ureterale). In linea di massima, la chirurgia robotica non ha specifiche controindicazioni; potrebbe essere utilizzata su tutti i pazienti ma è sempre compito dell’urologo valutare tale possibilità.

 I vantaggi della chirurgia robotica

Sono molteplici, sia per il medico che esegue l’intervento che per il paziente.

  • Visione aumentata: grazie al robot, il chirurgo ha una visione in 3D con ingrandimento fino a 10 volte, assicurando una chiarezza dei dettagli nettamente superiore alla tecnica laparoscopica; in questo modo si facilita l’accesso ad anatomie “difficoltose”; si eliminano il tremore fisiologico delle mani del chirurgo o i movimenti involontari; si assicura una maggiore precisione nelle procedure su strutture delicate come, ad esempio, i nervi dell’erezione, lo sfintere della continenza urinaria ed i vasi sanguigni.
  • Miglioramento estetico delle cicatrici: le incisioni cutanee sono nettamente più piccole: rispetto a quella di 15-20 cm sull’addome tipica della chirurgia a cielo aperto, la chirurgia robotica prevede, invece, delle piccolissime incisioni, in genere 5 o 6, di massimo 10 mm; l’ultima frontiera della robotica va ancora oltre con la cosiddetta single port, vale a dire un unico foro nell’ombelico attraverso il quale il robot consente al chirurgo di guidare i diversi strumenti.
  • Minimo dolore, breve ospedalizzazione e rapido recupero: il dolore post operatorio è, quindi, ridotto come, del resto, i tempi di degenza, quelli di recupero e le perdite di ematiche. In sostanza, il ritorno alla normalità è davvero rapido.

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